L’amore ai tempi di Escoffier – Tartufi Bianchi in Inverno, N.M. Kelby – FRASSINELLI, 2012

tartufi
Di Francesca R. Bragaglia

Tartufi bianchi in inverno è un romanzo che potremmo definire storico-enogastronomico. Un bel tomo di oltre 300 pagine che dimostra quanto l’autrice americana N.M. Kelby abbia studiato la vita del protagonista Auguste Escoffier, definito il ‘Cuoco dei Re e il Re dei Cuochi’ che ha vissuto nel periodo della Belle Epoque francese – periodo storico sensuale, scandaloso, ma anche caratterizzato dalla spettacolarità, dal pettegolezzo, dai pizzi e merletti degli ombrellini che le donne usavano per passeggiare e ripararsi dal sole, dai voluminosi cappelli e dai guanti delicati – e che dava ai piatti i nomi dei personaggi più importanti (vedi la Pesca Melba dalla soprano Nellie Melba, piatto ideato alla fine del Novecento) e che considerava un menu’ non soltanto come un insieme di piatti, ma come una sinfonia, una perfetta armonia tra le pietanze. Questo libro ci rapisce, ci trattiene in queste cucine fumose, odorose, ricche di colori, di profumi, dove Escoffier guida le sue brigate di cucina, dal Petit Rouge parigino al Ritz londinese. Un libro che parla di un amore a distanza tra Auguste e la moglie Delphine vinta a quanto pare durante una partita di biliardo con il padre di lei, dell’amore clandestino e a tratti ossessionato fra lo chef e la misteriosissima attrice Sarah Bernhardt… ma è anche la storia di Bobo e in particolare di Sabine, una cuoca tuttofare in casa degli Escoffier che con le sue marachelle e il suo carattere a tratti insolente ma arguto, spezza questo alternarsi tra presente e passato della vita matrimoniale dei coniugi Escoffier, e parlando di lei l’autrice creerà una sorta di romanzo nel romanzo. Storie intervallate anche da veri e propri menu’ che si inseriscono nei capitoli con la descrizione dettagliata dell’esecuzione di alcuni piatti. Non voglio svelarvi altri particolari, altrimenti vi rovinerei la sorpresa e la soddisfazione della lettura. Ve lo consiglio perchè innanzitutto è un romanzo scorrevole come un piatto delizioso, e questo dimostra la perfetta congiunzione astrale tra la scrittrice americana e la traduzione di Marcella Maffi. Le descrizioni degli ambienti, dei ristoranti, delle stanze, dei personaggi sono avvolgenti come una cioccolata calda con panna o come il piatto più buono che abbiate mai mangiato. Tanto per farvi un esempio, riporto le prime righe del primo capitolo… e da quel momento mi sono sentita parte integrante del libro, di quella cucina, di quella casa, di quella vita… chiudete gli occhi e provate a immaginare…
“In quell’ultima estate la cucina era pervasa da un odore di spezie per conserve, semi d’anice e bacche di ginepro. Marmellata d’anguria, gelatine di lavanda, e finocchio candito si raffreddavano sui ripiani della dispensa. Vasetti di mango e cipolline sottaceto, una sua vecchia abitudine dai tempi di Londra, erano in cucina a stagionare. Favi impilati uno sull’altro scolavano dentro ciotole appoggiate sul buffet, in attesa di essere sciolti per farne candele o mescolati a olio d’oliva e modellati in saponette…”
E’ un romanzo tenero, commovente che non cede mai il ritmo alla noia. Che altro dire? Leggetelo, regalatelo, fateci sapere cosa ne pensate!

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