Val d’Orcia. Perla toscana tra storia, cultura ed enogastronomia

Di Francesca R. Bragaglia

Se fosse stato per noi saremmo rimaste qui, in quest’angolo di Toscana, un gioiello raffinato, un posto meraviglioso. La Val d’Orcia in provincia di Siena, deve essere valorizzata e scoperta per bene. Castelli, fortezze, abbazie, natura incontaminata, cinta senese, musei. Filari, cattedrali, gente calorosa e ospitale (da qui il termine Ospitaletti, di cui questa zona è piena in quanto era parte integrante della Via Francigena e proprio per dare rifugio, cure e ristoro ai pellegrini furono costruiti appunto gli ospitaletti. Da qui poi il termine ospedale). Cultura e storia si intrecciano con la buona tavola e un vino come il brunello. La Val d’Orcia è una zona che prende il nome appunto dal fiume Orcia che l’attraversa. Bella da vivere e da visitare è Pienza, (la cui piazza nel 1996 è stata riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco) famosa non solo per il pecorino e per le sue cacioteche, ma anche per Pieve di Corsignano e per il fatto che fu la terra natia di Pio II al secolo Enea Silvio Piccolomini. Questo Papa nel 1462 decise di rinominare questo borgo da Corsignano a Pienza e commissionò a Bernardo Rossellino (allievo di Leon Battista Alberti) l’ampliamento e la modernizzazione di questo borgo, dandogli una connotazione rinascimentale e al contempo razionale e moderna. Anche San Quirico d’Orcia con i suoi vicoli, i suoi scorci e la Chiesa dei SS. Quirico e Giuditta dal sapore gotico ma a tratti innovativo non è da meno. Per non parlare poi dell’Abbazia di Sant’Antimo a Montalcino, un luogo magico che sprigiona energia e dove c’è una piccola comunità di canonici che pare sia stata costruita sui resti di una villa romana o perlomeno alcuni inserti di alabastro sulla parete laterale dell’abbazia attestano provenienze di epoca romana. Un luogo insomma che ha visto il passaggio di romani, franchi (vedi la Via Francigena, appunto voluta dai Franchi), papi mecenati, artisti rinascimentali e che con il trascorrere dei secoli ha mantenuto intatta la sua bellezza e la giusta commistione tra natura e architettura. Giusto equilibrio che troviamo anche sul versante enogastronomico… zona della cinta senese come detto prima, una razza DOP tipica dei colli senesi, impiegata ad esempio nella produzione di finocchiona e prosciutto. Cucina caratterizzata dai sapori forti e selvatici della cacciagione (cinghiale e lepre), ma anche da pollo delicatissimo cotto nel brunello o classico al forno con patate, cui si aggiungono anche crostini con milza di manzo e fegatini di pollo, per passare al cacio di Pienza che si può trovare in diverse aromatizzazioni che esulano dalla tradizione: con pepe o con zafferano, con alga spirulina o stagionato nel fieno… insomma ce n’è per tutti i gusti. E non dimentichiamo la Chianina e la buonissima zuppa Ribollita che prende il suo nome dall’usanza di impiegare per il procedimento verdure cotte e avanzate dai pasti precedenti. Cosa può consigliare un esperto in questa zona dove si coltiva sangiovese? Un rosso di Montalcino? Un Brunello di Montalcino (che è stato il primo vino italiano a prendere la DOCG nel 1980 e prende il suo nome dal colore molto scuro dei suoi acini)? I vini di questa zona sono speciali (nella stessa zona del Brunello viene prodotto anche il Moscadello (bianco, da moscato come il vinsanto)). I vini rossi hanno struttura, sono equilibrati, giustamente tannici e si lasciano bere… però fatelo con moderazione perchè hanno una gradazione alcolica che parte dai 12% :)… Concludiamo infine con i dolci… ricciarelli con le mandorle, ossi di morto con albume d’uovo e mandorle, biscotti artigianali, crostate con confetture, pan speziato e panforte cui si accompagna un bel vinsanto artigianale dal colore ambrato con sentori di uva passa, miele e caramello… Eh sì, ci viene voglia di ripartire, un biglietto di sola andata. I nostri occhi hanno rubato a questi luoghi delle immagini indimenticabili, e così ha fatto con noi la Val d’Orcia, scippandoci il cuore…

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