Gubbio: fuga romantica, tour enogastronomico, arte, natura e storia… cosa volere di più?

Di Francesca R. Bragaglia

Abbiamo fatto fatica a tornare. Sentivamo i nostri piedi inchiodati sul pavimento di Piazza Grande. Il nostro cuore batteva per il panorama mozzafiato, i nostri occhi incollati a Palazzo dei Consoli e il nostro palato solleticato dai sapori genuini… Gubbio è splendida. Un comune nella provincia di Perugia che è legato alla fiction ‘Don Matteo’ e alla storia di San Francesco d’Assisi, in particolar modo al racconto del lupo che spaventava gli abitanti di Gubbio e che lui ammansì. Ma definita anche la ‘città dei matti’ per la rinomata imprevedibilità degli eugubini (abitanti di Gubbio appunto). Scaraventati con atterraggio morbido in un luogo che parla medievale, dove ancora ci sono le botteghe di mastri che lavorano la ceramica o il ferro e dove possiamo trovare la funivia (attualmente chiusa per lavori, che peccato!)che conduce alla Basilica di S. Ubaldo, santo patrono eugubino, ci siamo aggirati per vicoli, vicoletti e piazze, guardando le chiese e il museo delle torture dove ci ha accolti una simpaticissima vecchina che vi strapperà un sorriso con il cuore. Gubbio però è anche accoglienza, educazione, cortesia e buona tavola. Persone disponibilissime che in ogni dove ti salutano come se ti conoscessero da sempre, come se fossi uno di famiglia. E così è stato al Relais Ducale dove abbiamo alloggiato. Nel cuore di Gubbio questa favolosa struttura che è stata la dimora del Duca Federico da Montefeltro, rispecchia uno stile elegante e degno di un luogo importante per la città. Abbiamo trovato un’occasione su un sito che proponeva low cost e non siamo rimasti delusi… camere con tutti i comfort e colazione rustica a buffet con delizie freschissime! E che dire delle tipicità del luogo? Dai coglioni di mulo (non sto dicendo una parolaccia, si chiamano così… sono dei salami!)al tartufo, dalla crescia (o torta al testo, che sembra una pizza bianca, che non è unta e che si accompagna perfettamente ai salumi ) alla tagliata, dal vino rosso di Montefalco (patria del Sagrantino) al brustengo (pasta di pane fritta. La sua ricetta varia da zona a zona, da famiglia in famiglia. Ogni donna l’ha fatta propria!). Alla Locanda del Duca siamo stati conquistati dalla tagliata sommersa nel vero senso dalla parola da scaglie di tartufo, dal formaggio al pepe e dal vino Colpetrone Montefalco Rosso (anno 2010), dal suo sentore di frutti di bosco, legno e tabacco. E Dulcis in Fundo (di nome e di fatto) è il ristorante che ci ha intrigato con la crescia, la tagliata con i funghi e i tozzetti di Gubbio… che dire? Da weekend romantico a girone dei golosi… ci sarà sempre un motivo per visitare questo angolo di paradiso!

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