La sicurezza di certi gesti. Combo di biscottini

Di Francesca R. Bragaglia

Vivo nella perenne incertezza e indecisione, lo ammetto. Prendere il treno o l’autobus? Maionese in barattolo o quella in tubo? Capelli sciolti o legati? I”se… allora…”, i “ma”, i “se avessi fatto… “. Le occasione perse che ti passano sotto agli occhi, la lingua morsicata per una parola in più o una in meno. Pentirsi di non aver dato quell’abbraccio per colpa della maledetta indecisione. Avere paura di una reazione e tenersi tutto dentro. Temere di sperimentare perché non sai quanta felicità in realtà potrebbe darti una novità. Eh, avrei un sacco di cose da raccontare a mo’ di confessionale. Ma non saprei da dove cominciare. Proprio perché sono un’indecisa cronica.

Per fortuna ci sono ricette perfette, o collaudate, oppure così conosciute che le potrei eseguire ad occhi chiusi e osare una variazione. Perché in cucina smetto di vestire i panni della tontolona sfigata sempre sul filo del rasoio. Non chiedetemi perché. Nel momento in cui prendo un tagliere,  accendo i fornelli e allestisco il tavolo da lavoro, per un attimo non sento nulla oltre al mio respiro. Concentrazione e dedizione. Tutto ciò che succede ed è accaduto fuori da quella porta, svanisce. Come una gomma da cancellare che elimina gli errori. Come una spugna che rimuove lo sporco. Come una forma alternativa di distacco del proprio corpo dalla realtà. Come una forma d’arte. Una provad’amore. O solo relax. 

Rilassamento. Ecco per me il sinonimo di cucinare. Tempi ristretti che mi fanno sentire la mancanza di una padella o di una frusta a mano. Quando sono un po’ giù, la mia mente vaga alla ricerca di un ricordo.Il rumore che fa la pasta piena di sugo mentre viene rimestata nell’insalatiera formato famiglia. L’olio che sfrigola pronto ad accogliere una fettina panata. L’acqua che bolle. La lama che affetta la cipolla. La mezzaluna che trita il prezzemolo. E i profumi. Combinazioni di composti chimici cui noi diamo un nome. Il profumo del pesto fresco. La terra del fungo. Lo zeist di limone appena grattugiato. Il latte bollito. La bacca di vaniglia… un elenco infinito di ricordi che avvolgono tutti i sensi.

E allora la domanda sorge spontanea? Che c’azzecca tutta ‘sta storia con i biscottini?

La ricetta che sto per presentarvi è alla base della frolla con cui preparo le crostate. L’unica differenza è che nell’impasto ho impiegato lo zucchero a velo e la cannella. La conosco a menadito e ho voluto apportare una piccola modifica. Una ricetta che mi ricorda l’infanzia. I biscottini da the, il profumo di vaniglia. E il fatto di trangugiarli come le ciliege.

Ingredienti:

– 250 grammi di farina;

– 125 grammi di burro a temperatura ambiente;

– 125 grammi di zucchero a velo vanigliato;

– un pizzico di sale;

– mezza bustina di lievito vanigliato;

– un uovo;

– cannella q.b. 

Per il ripieno e decorazione:

– gocce di cioccolato q.b.

– 150 grammi di cioccolato fondente 

Preparazione:

– In una ciotola impastare la farina, il lievito, lo zucchero, la cannella, il sale e il burro con la punta delle dita e successivamente aggiungere l’uovo.

– Impastare, formare una palla, coprirla e lasciarla a riposo nel frigo per almeno mezz’ora.

– Trascorso il tempo di posa, prendere l’impasto e dividerlo in due. Stendete con i palmi la metà del panetto, versare sopra una manciata di gocce di cioccolato,  impastare, stendere con spessore di circa mezzo centimetro e ricavare dei biscotti con le formine o con un bicchiere. L’altra metà va stesa e si ricaveranno dei semplici biscotti. 

– Disporre i biscotti ben distanziati su una teglia coperta da carta forno e far cuocere a 180 gradi per 12 minuti. 

– Lasciar raffreddare su una gratella. 

– Fondere il cioccolato e immergere una estremità di biscotto nella colata. Lasciare raffreddare su una gratella. 

E buona merenda ☺

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