Sarà, sarà l’Aurora… il mio nuovo inizio. Torta di carote, mandorle e arancia

48384525_940245226168917_3243404468368179200_o.jpg

Di Francesca R. Bragaglia

Non ricordavo di avere un blog. Non ricordavo quanto fosse liberatorio scrivere. Non ricordavo cosa significasse la parola cucinare. La sua essenza. In tutti questi mesi, ho propinato a me stessa e al mio compagno solo piatti veloci, alimenti scongelati a volte in maniera poco ortodossa, utilizzando di tanto in tanto un po’ di inventiva. Un piatto di pasta svuotafrigo, panini con ciò che capita, anche con le solette delle scarpe camuffate con quintali di salse varie.

Il mio ultimo post sul sito risale all’epoca preistorica… un lontano 8 luglio. Ammazzavo l’attesa per la nascita di Aurora davanti ai fornelli e in preda all’insonnia, studiavo nuovi modelli da realizzare con la gomma crepla.

L’ultimo dolce, una squisita ciambella allo yogurt della quale ricordo solo il profumo, l’ho realizzato il 29 luglio. Domenica mattina. Come ogni giorno, dopo vari tentativi per riaddormentarmi e diversi rotolamenti nel letto, mi sono alzata definitivamente all’alba per preparare l’impasto della treccia di pane panosa (ricetta qui https://missionegusto.com/2017/10/08/non-tutti-i-video-vengono-per-nuocere-treccia-panosa-facilissima/) e cedere alla tentazione di mangiare un dolce sano (ricetta qui https://missionegusto.com/2016/08/16/il-sapore-perduto-della-mia-infanzia-il-ciambellone-di-nonna-francesca-e-la-sua-variante/). L’aroma del caffè, Mario Soldati alla mano e la mia giornata era iniziata alla grande:

2907

E poi all’improvviso, l’ospite che mi ha accompagnata per più di nove mesi, ha cominciato a bussare insistentemente alle pareti della mia pancia. Una volta, due volte, tre volte. Sempre più in forma regolare, sempre più forte. Memore degli insegnamenti del corso preparto e dei suggerimenti di mamme e nonne, ho preferito resistere e aspettare, per evitare di fare una corsa inutile in ospedale e farmi rimandare a casa. Avevo terminato il tempo da tre giorni, non ero preoccupata. Stranamente. Io che vivo nel mio regno di ansia perenne. Erano ormai le 10.00. Con gli occhi incollati all’orologio del salottino di casa, ho detto al mio compagno “Dario, se per mezzogiorno non mi sento meglio, mi porti all’ospedale”. Sono andata avanti con docce calde, sali e scendi le scale, sdraiata adottando tecniche varie di respirazione. Fino alle 12.00. Alle 12.01 sono uscita di casa dicendo a mia madre con la borsa in mano: “Ciao mamma, noi andiamo in ospedale, se non ci vedi tornare, non chiamare ‘Chi l’ha visto'”. Mentre lasciavo la mia dimora alle spalle e vedendo Dario che trasudava agitazione ed emozione, una scarica di adrenalina ha attraversato la mia schiena, riportandomi alla realtà. Ore. Minuti. Tempo infinito. Avrò percorso metri e metri in ospedale, passeggiando per i corridoi, insieme a lui e ai nostri supporters di casa (sorella e cognato di lui), che hanno mangiato asfalto e respirato quintali di smog per raggiungerci e portare generi di conforto alla mia dolce metà. Sono entrata in ospedale che era l’ora di pranzo e dopo piccoli incidenti di percorso, attacchi di panico vari, tentato omicidio dell’ostetrica, un braccio mezzo staccato a Dario, alle 01.58 del 30.07.2018 è nata l’Aurora del nostro cielo.

41548319_886990394827734_5294049145147883520_o.jpg

Come ho scritto nel post precedente, il suo nome approvato all’unanimità è legato alla scomparsa di mio nonno. Credo che nonno Mario, mi abbia voluto fare un regalo, lasciando un segno su questa terra. Il giorno della sepoltura, ho scoperto di essere in dolce attesa. L’inizio di una nuova vita, una nuova consapevolezza, maturità (spero). Da qui Aurora, che illumina i nostri giorni. Non per merito della principessa Disney, né perché così ci si chiama la figlia di Eros. Semplicemente e appassionatamente Aurora.

Capellona, facciona da compact disc, nata scricciolo e diventata lottatrice di sumo. Con la lingua più veloce del West, contorsionista e assaggiatrice di piedi e mani. Soprannominata ‘Aquila’ per l’emissione di suoni che superano i decibel consentiti, contagia tutti con i suoi sorrisi. Che quando ti guarda con la sua padellata di occhi, ti stringe in un abbraccio virtuale, sciogliendo anche il cuore più algido.

48369596_939963769530396_5082906246479085568_o.jpg

Grazie a lei, aspettando il suo arrivo, ho scoperto la passione della gomma crepla che ancora sto coltivando… se volete, potete seguirmi su Instagram a questo link https://www.instagram.com/frrom83/)

Grazie a lei, ho avuto il coraggio di iniziare a lavorare su me stessa, di rimettermi in gioco, di spolverare bicchieri, tastevin e cavatappi e ripartire

47117550_929151963949264_7900678227453018112_n.jpg

Grazie a lei, mi sto risvegliando. E man mano che la situazione diventa gestibile, tra rigurgiti stile Esorcista, evacuazioni con effetti speciali, pianti disperati da paraculite acuta e il sostegno di nonni e parenti, sto riscoprendo la passione della cucina.

Ho iniziato il mio percorso con questa torta soffice, fragrante e leggera. Senza latte e senza burro. L’avevo assaggiata a casa della mia zia acquisita che è un mostro a fare i dolci. Con i cassetti pieni di teglie e tortiere di ogni misura, con la super impastatrice all’ultimo grido. Si presenta a tavola con questa delizia appena sfornata. Morale della favola, una ricetta vista alcune ore prima girovagando per internet. Detto e fatto. Senza planetaria, senza frullatori. Fatta a mano, con olio di gomito.

A differenza di mia zia, ho puntato sulla tecnologia, ricorrendo al frullatore e allo sbattitore elettrico. A differenza della ricetta originale, ho separato gli albumi e li ho montati a neve e ho usato una tortiera di 28 cm anziché 24/26. Ma il successo è stato strepitoso. Finita!

Ingredienti:

  • 200 gr. di farina;
  • 200 gr. di zucchero;
  • 1 arancia (scorza e succo);
  • 100 gr. di farina di mandorle;
  • 250 gr. di carote;
  • 1 pizzico di sale;
  • 150 ml. di olio di semi;
  • 3 uova;
  • 1 bustina di lievito vanigliato;
  • zucchero a velo per decorare

Procedimento:

  • pulire e tagliare le carote e frullarle con l’olio;
  • montare gli albumi a neve con un pizzico di sale;
  • sbattere i tuorli con lo zucchero e aggiungere la scorza dell’arancia;
  • unire al composto di tuorli la farina, un poco alla volta, mescolando delicatamente, quindi aggiungere la farina di mandorle;
  • aggiungere il lievito setacciato e successivamente il succo dell’arancia. Infine, incorporare gli albumi e mescolare delicatamente dal basso verso l’alto;
  • con i residui dell’olio spennellare la tortiera e infarinarla;
  • in forno caldo a 180 gradi per 40/45 minuti

E questo è il risultato:

48391302_940245186168921_606647384482512896_o.jpg

La coccola della sera o il dolce risveglio. Scegliete voi!

Colgo l’occasione con questo post per fare a tutte e tutti voi un sincero augurio di Buon Natale e che questo nuovo anno sia foriero di tante, tantissime novità!

Ah, scusate, ma l’impasto del pane che avevo preparato il 29.07.2018? Dario, tornato a casa il giorno dopo, è stato aggredito da un mostro lievitato che avevo lasciato in forno a riposare. Non lo avete letto sui giornali? 🙂

A presto! Stay tuned! http://www.missionegusto.com

2 risposte a "Sarà, sarà l’Aurora… il mio nuovo inizio. Torta di carote, mandorle e arancia"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...