Consapevolezze – Ciambellone di Nonna Francesca 2.0. Modifica riuscita

Di Francesca R. Bragaglia

Come ho detto in qualche post fa, o forse è un pensiero rimasto nell’anticamera del mio cervello, scrivere per me è sempre stato terapeutico. Da quando mia nonna ha preso posto tra le nuvole nel lontano ma sempre vicino 2011 (me lo ricordo come se fosse ieri), ho notato che, dopo lunghi o brevi periodi della mia vita, dai contorni forti o che comunque hanno lasciato un segno come le cinque dita di un ceffone sulla guancia, sento il bisogno di trasporre le mie emozioni, di liberare sensazioni. Belle o brutte che siano. E condividerle. Portando la mia esperienza a chi magari sta vivendo su un binario parallelo al mio, una situazione simile.

Ciò non significa che in tutti questi mesi (esattamente dal 3 luglio 2019), non abbia vissuto esperienze o situazioni degne di nota. Anzi. Ne ho vissute pure troppe. Non saprei da dove cominciare. Un 2019 che non è ancora finito e che tristemente arranca ancora oggi che siamo nel 2020. Un 2019 nefasto (tranne che per il primo compleanno della nostra meraviglia Aurora) e un 2020 ancora più grigio, peggiorato dalla maledetta storia del Coronavirus di portata ormai mondiale che sta mettendo in ginocchio i paesi e sta mietendo vittime, oltre a creare portatori di un’influenza ahimè molto resistente e per la quale stanno studiando vaccini e mettendo in atto misure precauzionali incrociate tra un film di fantascienza e il thriller con Hugh Grant “Extreme Measures”. Ma non è questo il luogo e il momento per parlare di una cosa più grande di me. Lascio la parola ai virologi e agli esperti (ripeto esperti, e non i tuttologi laureati in feisbuccologia che pensano di sapere tutto senza sapere niente). Quanto alla mia esperienza personale di questo lungo periodo, potrei riassumerla con la parola: Consapevolezza. Ho versato tante di quelle lacrime, ho tirato giù calendari, ho regalato più ringhi che sorrisi. Ho amato, odiato. Mi sono disperata, al punto di pensare di vivere in un incubo. Poi alla fine di questo tunnel altalenante di umori, è comparsa la luce. Ad aspettarmi, una me a braccia aperte. Perché noi stessi siamo gli unici a cui voler bene per primi. Se siamo consapevoli di questo concetto, impareremo ad amare anche gli altri. Con tutti i pregi e i difetti. Piano piano. Senza fretta.

Consapevole lo sono stata anche oggi pomeriggio. Nonostante il mio mal di testa, nonostante lo stomaco sottosopra, l’assaggio del ciambellone fatto seguendo la ricetta di Nonna Francesca https://www.google.it/amp/s/missionegusto.com/2016/08/16/il-sapore-perduto-della-mia-infanzia-il-ciambellone-di-nonna-francesca-e-la-sua-variante/amp/ leggermente modificata, mi ha fatto capire che nonostante le variazioni sul tema, sto sulla buona strada del perfezionamento del sapore perduto della mia infanzia. Manca poco alla ricetta perfetta, me lo sento! So che nonna mi seguirà e non mi farà mancare l’amore che metteva nei suoi manicaretti… ingrediente segreto che li rendeva speciali. Miss u grandma ❤️

Veniamo al dunque e riportiamo la piccola rettifica sugli ingredienti e sul procedimento. Il resto (preparazione della teglia, temperatura è tempo, sono rimasti invariati).

– 9 cucchiai di farina (5 di farina 0 e 4 di fecola di patate);
– 15 cucchiai di zucchero;
– 1 pizzico di sale;
– 1 bustina di lievito vanigliato per dolci;
– 3 uova;
– 2 mezzi gusci di olio di semi di girasole;
– 1 vasetto di yogurt alla stracciatella e 1/2 vasetto di yogurt agli agrumi (ho eliminato il latte, che era riportato nella ricetta originale);
– la scorza grattugiata di un limone non trattato.

Procedimento

– Imburrare e infarinare una teglia da ciambellone;
– Accendere il forno a 180 gradi e nel frattempo mescolare la parte secca (farina, sale, zucchero, la buccia grattugiata);
Montare le uova con lo zucchero con la frusta a mano e ottenere un composto omogeneo, spumoso è chiaro;
– Versare lo yogurt e mescolare, quindi aggiungere l’olio e rimestare e per finire aggiungere piano piano la parte secca e per ultimo il lievito setacciato 🤗

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