Osare, guardare avanti e rialzarsi. Torta con zucca e yogurt

Di Francesca R. Bragaglia

Mi ero promessa di rimettere mano al sito con un articolo scoppiettante sulla mia passione per la panificazione e per la pizza, acuitasi durante il lockdown. Durante il quale, mentre gli altri si affidavano al mercato nero del lievito fresco, io continuavo imperterrita a cercare il bistrattato lievito di birra secco. Lo preferisco perché non essendo un prodotto soggetto a sbalzi di temperature dei frigoriferi (che siano le celle dei camion – o come li definisce scherzosamente la mia amica Serena, dei cammi perché plurale – o le vetrine frigo dei supermercati), è più stabile. Chiusa parentesi. Torniamo a noi. Ho preferito non scrivere di questa love story con l’impasto della pizza perché credo che la pizza sia una questione di gusti personali. Non tanto per il condimento, quanto per la ricetta. C’è chi la vuole alta e chi a mo’ di ostia; chi usa la farina di forza a 260 o a 350 (dipende dalle ore di lievitazione); chi è arduo sostenitore della luuuuuunga lievitazione; chi la fa lievitare in frigo e poi a temperatura ambiente, oppure chi la fa dormire anche in piena estate, sotto strati di pile e lana. Chi usa una bustina di lievito e chi come me usa due grammi per 500 grammi di farina. E poi ci sono gli esperti di idratazione: chi l’80% di acqua, chi più, chi meno: la mia ricetta collaudata, prevede per 500 grammi di farina, 2 gr di lievito, olio, sale, zucchero e il 64% di acqua (in proporzione, 320 ml di acqua), oltre a olio di gomito per realizzare l’incordatura a mano perfetta. E dopo varie pieghe e 24 ore di lievitazione tra frigo ed esterno, cottura a 240 gradi per 15 minuti circa… questo il risultato

Ecco, mi sono dilungata di nuovo… forse perché non ho coraggio di affrontare il cambiamento, la consapevolezza che la vita è fatta di tentativi, che si può fallire e che dai fallimenti si possano trarre insegnamenti. Il lockdown ha messo a dura prova i miei neuroni sani che in tre mesi si sono rincretiniti a giocare a Ping pong con i pensieri. Il cervello che faceva più rumore di un gruppo di vecchi ingranaggi arrugginiti, la paura di non trovare un lavoro, di non avere un futuro, la paura di mettere il naso fuori, la paura di interagire con il prossimo una volta terminata la raccolta punti delle tanto odiate autocertificazioni (a momenti abbiamo scialacquato più soldi per l’inchiostro che per la spesa). Paure che non si sono del tutto dissolte, ma che con le giuste accortezze, ci si può convivere. A parte quella del lavoro, che è un terno al lotto, dove ora vince il precario, il contratto in somministrazione (espressione che mi fa pensare alle pillole, alle medicine, al detto di “indorare la pillola”, dare il contentino per uno, due, tre mesi ma sempre mettendo le mani avanti perché negli annunci ti scrivono “con possibilità di proroga”). E tu che ti ritrovi con una mano davanti e una di dietro, hai un curriculum che è lungo quanto la serie completa dei libri di Harry Potter, aspetti una chiamata dell’agenzia, ma nel frattempo ‘appizzi’ l’orecchio, ti guardi intorno e incappi negli stessi annunci di lavoro. Perlomeno, io faccio così… Ad libitum sfumando… più che altro perché non mi piace stare con le mani in mano e non si naviga nell’oro come faceva Zio Paperone tra le pagine del mio tanto amato fumetto ‘Topolino’. La ricetta che segue, si ricollega al fatto che odio stare con le mani in mano. Non mi piace sprecare il cibo, anche se a volte mi rendo conto che in frigo ci sono degli alimenti che si stanno autoeliminando e stanno preparando valige e lenzuola annodate per scendere dai gelidi ripiani di vetro. Mia madre ieri mi ha letteralmente ammollato un pezzo di zucca, accompagnando il gesto con la frase “Tiè bella de’ mamma, cucinala te”. Senza se e senza ma. Senza diritto di replica. In casa sono l’unica che ama la zucca. Riso con zucca, salsiccia e asiago, è il mio forte. Ma non mi piace cucinare per me. Alla fine ho preso la mia agenda dove scrivo a mano tutte le ricette ultracollaudate e partendo da quella della Yogurota (torta con yogurt, arancia e carote), ho modificato gli ingredienti lasciando invariate le dosi sostituendo ad esempio la zucca alle carote e il succo di arancia al brodo della zucca post cottura, oltre ad aggiungere un cucchiaio di miele alla purea di zucca. Mia figlia è impazzita e devo ammettere che non è affatto male. Leggera e per nulla stucchevole. Ottima per la colazione

Ingredienti

– 250 grammi di zucca

– 250 grammi di farina

– 100 grammi (70 grammi di farina di riso e 30 grammi di fecola di patate; la ricetta originale prevede solo amido di mais ma nella dispensa oggi non è pervenuto)

– 200 grammi di zucchero

– 1 cucchiaio di miele (non presente nella ricetta originale)

– la scorza di un limone

– 150 grammi di yogurt alla vaniglia

– 100 ml di olio di semi

– 1 pizzico di sale

– 1 bustina di lievito vanigliato

– 1 cucchiaio di liquore (non contemplato nella ricetta originale, il liquore Strega sarebbe perfetto, io avevo l’Amaro del Capo)

– 3 uova

Procedimento:

– pulire la zucca, tagliarla a pezzetti e farla cuocere con un po’ di acqua, dopodiché frullarla e lasciarla raffreddare

– sbattere le uova con lo zucchero con la scorza del limone fino a raggiungere una crema chiara, gonfia e piena di bolle

– unire le farine con il sale e mescolare

– unire alla purea di zucca lo yogurt e l’olio, poi aggiungere il composto alle uova versare il mix di farine e girare delicatamente dal basso verso l’alto e terminare con il cucchiaio di liquore (facoltativo) e la bustina di lievito setacciata

– versare in una tortiera da ciambellone imburrata e infarinata e infornare per circa 60 minuti in forno statico a 160 gradi

– Cospargere di zucchero a velo e buon appetito 😋

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